9 ristoranti a Tokyo

Se apri Tripadvisor e digiti Tokyo ti escono 91.377 ristoranti. Se sei fortunato e campi cent’anni vivi 36.500 giorni. Ciò significa che per provare tutti i ristoranti di Tokyo, dovresti camparne almeno il doppio e mangiare al ristorante più volte al giorno, cosa che ti porterebbe a non vivere cent’anni e così via. E calcolando che molti non sono presenti su internet: questo per dire che qualsiasi guida, sito o libro che voglia proporre una panoramica esaustiva mente sapendo di mentine giapponesi. Battute tristi a parte, io sono stato a Tokyo una settimana e ho mangiato bene ovunque, perciò è probabile che: 1-la qualità media sia alta o 2-io sappia scegliere bene. Se la risposta esatta fosse la 2, allora non perdetevi questa lista di 9 ristoranti a Tokyo dove tornerei. Uno diverso dall’altro, esplorano alcuni dei punti cardinali della geografia culinaria giapponese: dal sushi al ramen, dai gyoza al katsu. Di cos’avete fame oggi?

Il ramen di ‘Nagi’

All’interno del Golden Gai, una manciata di vicoli pieni zeppi di bar e similia di qualsiasi tipo accomunati solo dalle dimensioni microscopiche, si nasconde un ristorantino che é ormai un’istituzione del quartiere di Shinjuku. Ramen in purezza, un tipo di brodo, due tipi di pasta, il massimo della scelta é se aggiungere o meno un uovo. Il brodo é forte e torbido, l’aggiunta di sardine sotto sale lo caratterizza rendendolo, dicono qui, riconoscibile tra mille. L’ordine te lo fai da solo a una macchinetta simile a quelle che vendono preservativi nei bagni dell’autogrill, ci sono dieci coperti, ma disponibili 24 ore su 24. Il cuoco cucina tutti i ramen espressi sotto un sistema di aerazione più nero del nero di Anish Kapoor. Menzione d’onore al noodle, fresco e sodo da far invidia ai tonnarelli della nonna. Il mio benvenuto in Giappone.

Niboshi Ramen Nagi Shinjuku Golden Street Honkan
1-1-10 Kabukicho | 2f, Shinjuku 160-0021, Prefettura di Tokyo
Prezzo a persona: dai 7 ai 15 euro.

I gyoza notturni da ‘Kakekomi’

Il jet lag non fa sconti e quindi ci ritroviamo alle 3 di mattino con gli occhi a palla e la fame incalzante per la cena saltata. Fortunatamente Shinjuku non va mai a dormire e quindi ci prendiamo un tavolino da Kakekomi, ristorantino che nonostante sia aperto 24 ore al giorno gode di ottima fama. Fanno solo gyoza, i famosi ravioli giapponesi, e sushi di cavallo (?). Vista l’ora stiamo sul tradizionale e che fortuna, perché i tre tipi di gyoza scelti sono furiosi. In padella, fritti e ‘a cotoletta’. Un tripudio. Menzione d’onore, in una città dove per fumare devi stare in piedi su una gamba sola recitando i discorsi di Hirohito a memoria, la presenza di posaceneri all’interno. Viva viva.

Kakekomi Gyoza
1-12-2 Kabukicho | 1-2F 58th Tokyo Bldg., Shinjuku 160-0021, Prefettura di Tokyo
Prezzo a persona: tra i 10 e 15 euro.

Il sushi figo di ‘Isana’

Dopo un pomeriggio passato nella follia collettiva del quartiere di Akihabara, tra sale giochi con videogame esclusivamente anni 90 e bar di vetro tra i binari dei treni Jr, é arrivato il momento del mio primo sushi in Giappone. Il momento é catartico (cit.) e perciò decidiamo di andare sul sicuro, su consiglio del nostro sushiman milanese preferito, e occupare tre degli otto posti del bancone di Isana Sushi Bar, in un vicolo di Roppongi. Si può scegliere tra tre tipi di omakase (degustazione) e poi si parte per due ore mezza di meraviglie. Lumache, sashimi, pesci alla griglia che si sciolgono a guardarli, un riccio di mare con la crema (!) e infine i nigiri, che sembrano fatti di pesci di cui tu non conosca l’esistenza, tanto sono diversi da tutto quello che abbia mai mangiato. Conto alto per gli standard occidentali, basso per la media dei ristoranti di Tokyo con quella qualità. L’unica pecca é che, per quanto sia incredibile il cibo, esci con la fame. Non tanta, ma un po’. Lo spazio di un Big Mac, ecco. Menzione d’onore allo chef che non ti dà la salsa di soia, perché la quantità che mette lui sul pesce é perfetta e tu non devi rompere i coglioni. Giustamente.

Isana Sushi Bar
1-11-6 Nishi-Azabu | Hotel & Residence Roppongi 1F, Minato 106-0031, Prefettura di Tokyo
Prezzo per persona: tra i 70 e i 110 euro, bevande escluse (ma per gli omakase di questo tipo a Tokyo è medio-basso)

Il supremo tonkatsu da ‘Maisen’

Nella newyorkese Cat Street, che taglia in due la grande arteria di Omotesando, i giapponesi fulminati lasciano posto ai giapponesi hipster, che poi é la stessa cosa, solo che alla gente che gira col costume da Pikachu non siamo ancora abituati mentre a quella che gira vestita da pescatore con ai piedi i sandali del nonno morto sì. Anche l’edilizia stroboscopica prende una pausa e intorno a te ci sono casette basse, boutique trendy, biciclette a scatto fisso e gonzi che spenderebbero migliaia di yen per macchine da scrivere rotte. In ogni caso l’atmosfera di pace é impressionante e favorisce l’appetito, per cui fai un paio di viette e trovi un posto da Maisen, l’istituzione cittadina del Tonkatsu, la cotoletta di maiale. Se pensate che l’orecchia d’elefante o la milanese classica non abbiano rivali nel mondo, in questo ristorante che prima era un bagno pubblico le vostre certezze potrebbero vacillare. Non prendete alla leggera questa affermazione: la consistenza interna é più simile a quella del burro che a quella di un pezzo di maiale. Anche perché già la cotoletta di lonza, l’entry level per un menù pranzo da 8 euro, é talmente tenera da farti pensare che il filetto possa addirittura librarsi in aria. Frittura croccante, unta il giusto, e una serie di ammenicoli tra cui il rafano giapponese grattato che é una vera chicca. Menzione d’onore al refill gratuito dell’ottimo té freddo della casa.

Tonkatsu Maisen Aoyama Honten
4-8-5 Jingumae, Shibuya 150-0001, Prefettura di Tokyo
Prezzo per persona: menù a pranzo a partire da 8 euro, la sera 15.

Il sushi al mercato del pesce di Tsukiji da ‘Isozushi’

Il mercato del pesce é la classica attrazione per cui le guide invitano a svegliarsi alle quattro di mattina, prendere un taxi che bene che vada vi costerà un malloppo e andare a far la fila per essere uno dei 120 ammessi all’asta dei tonni, roba che se ti va male e arrivi 121esimo fai conoscere al Giappone il terrorismo internazionale. Noi ci siamo svegliati alle 10, siamo andati per templi e negozi di ciabatte giapponesi e calzini con l’alluce (vedi foto) e siamo arrivati comodi comodi alle 14.30, quando lo show é abbondantemente finito e restano solo dei tizi con la tutina bianca che sembrano quelli delegati a far sparire cadaveri alieni negli sci-fi brutti. Anche le botteghe di sushi sono tutte chiuse, tranne una con dei paramenti verdi e una vetrina con la condensa e 5 fotografie di menù in giapponese. Un tizio ci fa entrare e dalle mani di due sushi-men di cent’anni esce il sushi più semplice, puro e buono che abbia mai assaggiato in vita. Vi diranno che il sushi del mercato di Tsukiji é turistico, banale, sopravvalutato. Voi fate di sì con la testa. E poi andateci lo stesso. Menzione d’onore alla foglia verde per i nigiri, la cugina giapponese della mia tovaglietta.

Isozushi
5-2-1 Tsukiji, Chuo 104-0045, Prefettura di Tokyo
Prezzo per persona: tra i 30 e i 40 euro.

Kushikatsu (spiedini fritti) da ‘Toyokatsu’

L’altra sera passeggiavamo per Omoide Yokocho, un isolato pieno di ‘chioschi’ di Yakitori e molte altre amenità, tutti attaccati, proprio di fianco ai binari della stazione di Shinjuku. Il posto dove vorresti possedere una sedia con le rotelle e traslare da un banco all’altro per provare tutto il bendidio che servono questi locali disparati e pieni di odori. Di ritorno verso l’albergo venivamo colpiti da questa facciata di legno che sembrava contenere un ibrido tra un’osteria e un pub. Passavamo oltre perche già a stomaco pieno, ma l’aspetto era talmente invitante che stasera ci siamo tornati per mangiare. Si chiama Toyokatsu, alterna vissuti tavolini di legno scuro a un piccolo bancone coperto di lanterne ed é specializzato in Kushikatsu, ovvero qualsiasi cosa tu possa impanare nel Panko e friggere. Dopo una quarantina di questi piccoli bastoncini con sopra infilata qualsiasi cosa, dalle capesante alla polpetta di Osaka, e numerose birre servite in rustici boccali di metallo, ho provato molta malinconia a dover lasciare il mio sgabello, perché lì dentro si respira un’atmosfera sospesa nel tempo e, a parte questo, non smetteresti mai di mangiare involtini di pollo e dragoncello e di bere Asahi finché non fai la fine della tizia alle mie spalle che mi ha rovesciato il gin lemon sulla camicia chiara la possa portare il demonio. Menzione d’onore al Motsunabe, una zuppa tradizionale di Fukoka che nonostante gli ingredienti forse un po’ ostici (come frattaglie e trippa) ha davvero un sapore meraviglioso.

Toyokatsu
3-23-5 Shinjuku, Shinjuku, Prefettura di Tokyo
Prezzo per persona: intorno ai 30 euro.

Tripla fermata nel quartiere di Yanaka

Pedalare a bordo di una barca a forma di papera nel laghetto del parco di Ueno mette fame, soprattutto se Leon decide che bisogna superare in velocità tutte le barche di giapponesi per vendicare Pearl Harbor. A poca distanza dal parco c’è il quartiere di Yanaka, uno dei pochi ad esser scampato ai bombardamenti della seconda guerra mondiale e quindi ancora fatto di vicoli, casette basse e decine di santuari. Camminando sulla via principale ci buttiamo dentro all’unico ristorantino ancora aperto (che se volete trovare vi tocca digitare そば畔上 sulla barra di ricerca di googlemaps) che, nonostante discutibili poltroncine color aquamarina, ci ha servito uno squisito Buta-don (una ciotola di riso con fettine di maiale, uova e cipolle) e un’ottima soba in brodo di pesce.

Finito di mangiare l’intenzione era quella di andare a sedersi su uno delle centinaia di tappeti persiani di Zakuro, questo bar turco, che sta prima della scalinata che collega la via principale alla parte alta del quartiere, per bere del té con qualche dolcettino di pistacchio e cannella (posto veramente meraviglioso, con centinaia di lampade appese, tutte in vendita, e la statua di un cammello peloso in scala 1:1 al centro della sala).

In realtà ci siamo andati, ma seguendo un criterio strettamente cronologico avrei dovuto scrivere quanto sto per raccontare a metà post, e invece non se lo merita. Appena usciti dal ristorante dove abbiamo pranzato, pochi metri verso destra, mi sono imbattuto in un chiosco oscuro, a maggior ragione perché fuori c’é addirittura un accenno di palette per fare la fila. La vetrina é particolarmente piccola e conta solo una trentina di quelle che sembrano crocchette fritte. Il fritto desta sempre la mia attenzione, e ancor di più lo ha fatto la moltitudine di ritagli di giornale e fotografie di vip giapponesi (?) con una crocchetta in mano di cui tutto il muro intorno alla vetrina era tappezzato. A questo punto mi sento obbligato dal dovere di cronaca a comprare una Korokke (crocchetta, che simpatica assonanza) anch’io.

Ne scelgo una patate e curry, che pare essere la specialità della casa. La guardo. La mordo. Non posso credere alla bontà di quanto ho in mano. Non ci crederete neanche voi. Non posso descriverlo. Vale il viaggio da qualsiasi parte di Tokyo vi troviate, anche se fosse un villaggio di contadini collegato alla città solo da in calesse trainato da un ciuco tisico. Ovunque voi siate o sarete, fate in modo che prima di lasciare Tokyo (se mai ci verrete) riusciate ad assaggiate una Korokke di patate e curry da Niku-no-Suzuki. Menzione d’onore a quell’uomo con la maglietta a righe, simile a un dio, che sta davanti a te e da vicino ti ascolta mentre frigge quell’autentico pezzo di paradiso che é quella crocchetta.

そば畔上

Zakuro
Giappone, 〒116-0013 Tōkyō-to, Arakawa-ku, 荒川区Nishinippori, 3 Chome−13−2 谷中スタジオ

Niku-no-Suzuki
3 Chome-15-5 Nishinippori, 荒川区 Tokyo 116-0013, Giappone
Crocchette a 2 euro.

Shinjuku ha almeno sette o otto stazioni che portano il suo nome, perciò quando dopo ore di metropolitana ti sembra di essere arrivato devi invece farti largo per sempre inediti percorsi per tornare in albergo. In uno di questi mi é caduto l’occhio su una piccola porta di legno antico decisamente incoerente con l’architettura con cui comunicava. Entrando mi si para davanti una signora, ad occhio e croce più antica della porta, che austera mi comunica che i tavoli sono tutti pieni (grazie al mazzo, sono 4) e che avremmo dovuto riprovare più tardi. Questo almeno é quello che ho capito perché in realtà il suo discorso era tutto un HEEE TOKONOMA HOOOOOOO FULL FULL SHINDAAAA LATER LATER ASUKAAAA. Il posto però era talmente bello che decidiamo che avremmo potuto aspettare. Si chiama Hayashi, e propone classica cucina alla griglia. Bassi tavolini Irori con il braciere in mezzo, arredamento bucolico e atmosfera di altri tempi. Un colpo d’occhio meraviglioso nella frenesia J-pop di Shinjuku. Al nostro ritorno, una volta finalmente seduti, la signora diventa l’attrazione principale della serata. Sta con noi al tavolo e ci cucina di tutto, in un susseguirsi di portate di tuberi (tra cui Taro dolcissimo), carne (fegatini teriyaki da sballo), pesce (i gamberi erano vivi) e verdure (le melanzane con la pasta di fagioli da urlo), tutto condito dai suoi sproloqui in inglese claudicante (ha chiamato Leon ‘sexy boy’) e dai ricordi di quel viaggio a Milano, quarant’anni fa, quando l’hanno portata a vedere il Cenacolo. Non si é mai più ricordata come si chiamasse la chiesa che ospita il capolavoro di Leonardo, e quando le abbiamo spiegato che si tratta di Santa Maria delle Grazie non ha mai più smesso di ripeterlo come un mantra. Completamente andata. La follia della signora é parte fondamentale di un’esperienza autentica, con ottimo cibo, in un posto come ce ne sono pochi nel centro di Tokio. Menzione d’onore a SANTA MARIA DERE GRAZIE SANTA MARIA DERE GRAZIE SANTA MARIA DERE GRAZIE.

Hayashi Sumiyaki Shinjuku
2-22-5 Kabukicho | Jojoen 2nd Shinjuku Bldg. 1F, Shinjuku 160-0021, Prefettura di Tokyo
Prezzo a persona: 3 menù a prezzo fisso, tra i 30 e i 60 euro.

Curry e donburi da ‘N_1221’

C’è una Tokyo raccontata, celebrata, perfino sovraesposta, quella dei grattacieli e dei fiori di pesco, dei mercati del pesce e degli incroci asfissianti, della gente travestita in modo folle e dai folli travestiti da gente che lavora 24 ore al giorno. E’ la Tokyo cui l’occidente guarda.
Poi c’è una Tokyo che guarda l’occidente, protetta, sussurrata, che cresce senza voler per forza somigliare a se stessa. E’ quella che si incontra tra Daikanyamacho e Naka-meguro, pericolosamente vicina al quartiere-manifesto Shibuya eppure confortevolmente distante. E’ fatta di strade ripide come quelle di San Francisco, di negozi nascosti, di canali che respirano. Ci siamo fermati sul canale Meguro, che ad aprile alla fioritura dei ciliegi pare essere uno spettacolo, a mangiare un boccone casuale che si é rivelato sorprendente.

Tra le cose che non ero riuscito ancora ad assaggiare spiccavano il Donburi, una ciotola di riso con sopra tonnellate di cose, e il curry giapponese, una variante autoctona nata dopo l’incontro con l’impero coloniale britannico nella seconda metà dell’ottocento. Non conoscevo la differenza dalle versioni più note prima di aver mangiato da N_1221, un ristorantino casual a due piani con affaccio sull’acqua limpida del meguro. Posto figo, legno scuro, bei finestroni e sedie spaiate. Dietro i fornelli stava un ragazzetto allampanato a cui non avrei affidato nemmeno una merendina da scartare e che invece ci ha servito uno dei pasti migliori della viaggio. Ovviamente a base di curry e Donburi.

Il Donburi era di pollo fritto e cipollotto, croccante e saporito, con un riso integrale tagliato con uvetta e delle radici che non sono riuscito a riconoscere. Strepitoso. Il curry giapponese é veramente distante dai parenti di Bangkok e Mumbai, si prepara partendo da un roux speziato e si allunga come una besciamella, la grana della carne é molto più fine e il sapore, non so come spiegarlo meglio, ricorda più l’inghilterra che l’india. Ad accompagnare il tutto una zuppa di miso rossa, che noi conoscevamo già grazie al nostro ristorante giappo-milanese preferito ma riserva a chi la provi per la prima volta un gusto infinito. Contrariamente a quanto potrete pensare, la zuppa di miso non apre ma chiude il pasto, e nel nostro caso ha chiuso il pasto che ha chiuso il viaggio. In modo perfetto. Menzione d’onore alle foglie fritte di Ashitaba, una pianta che somiglia a una menta ipertrofica ma che ha un sapore dolce ed aromatico. Una grande scoperta.

N_1221
1 Chome-22-1 Aobadai, Meguro, Tokyo, Giappone
Prezzo a persona: intorno ai 25 euro.