Com’è Beyond Burger, fatto di ‘carne’ vegana

Le premesse da fare sarebbero infinite, quindi andrò stretto peccando probabilmente di approssimazione: gli hamburger vegani che sembrano carne vera sono il nuovo prodotto feticcio degli Stati Uniti da almeno due anni. Due aziende, la Impossible Foods e la Beyond Meat, si sono lanciate da tempo nel business della finta carne partendo dal pezzo di carne più popolare nel loro paese d’origine: l’hamburger, che in America è consumato al vertiginoso ritmo di 50 miliardi di pezzi l’anno. Una specie di Poldo di Braccio di Ferro versione stato. Qual è il senso? Proporre un’alternativa sostenibile ambientalmente e soprattutto vegana, scegliete voi quale preferite. Il valore netto di queste due aziende è mostruoso e i prodotti, almeno secondo quelli che li hanno assaggiati entrambi, sono completamente diversi tra loro. E se l’Impossible burger è ancora lontano dall’arrivare in Italia, il Beyond è invece disponibile da qualche mese presso alcune hamburgerie e, da qualche giorno, anche all’acquisto da parte dei privati cittadini. Il giorno stesso, complice un post sponsorizzato su Instagram, mi sono fiondato a comprarne due scatole da Coccole di Gusto, negozio specializzato in Viale Monte Grappa a Milano.

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Sono arrivato a casa in fretta e furia, giusto in tempo per l’ennesimo black out di questi giorni milanesi, il che mi ha reso impossibile cucinarli subito semplicemente perchè, senza condizionatore, sarei morto di caldo dopo pochissimi secondi, il che è un controsenso se pensiamo che questi hamburger hanno salvato un manzo. Superato l’ostacolo, ho aperto la prima confezione e ho constatato quanto segue: alla vista, sembrano in tutto e per tutto dei classici hamburger surgelati. All’olfatto, sembrano in tutto e per tutto due pezzi di Spuntì, quel patè al prosciutto che andava molto di moda negli anni ’90. Comunque, nessun problema: io adoro lo Spuntì. Perciò, dopo aver riscaldato violentemente una padella vuota, come suggeriscono le istruzioni, sono passato in cottura.

Le istruzioni suggeriscono di cuocerli ancora surgelati, su una padella (o una griglia) molto calda per tre minuti per lato. Delle due, l’una: il calore eccessivo brucia la polpetta molto più di quanto farebbe con della vera carne, e qui la differenza si vede subito. Sono passato al calore moderato, e in effetti il secondo lato aveva un colore perfetto, molto più bello di quello di un classico hamburger cotto male, dove il grigio spesso la fa da padrona. L’aspetto, a dirla tutta, è eccellente. Colore vivido, crosticina croccante, qualche gocciolina cola dai lati a testimoniare una discreta umidità. Sembrerebbe ottimo.

All’assaggio, la conferma. Non sembra un hamburger vegetale, dimenticatevi tutti quei dischi di soia che sembravano cartone e di seitan che sembrano seitan. Niente di simile a nessun hamburger di legumi o di cereali: sembra carne. Con le dovute precisazioni, ovviamente. La crosta è forse troppo croccante per poterla confondere con quella di una polpetta di manzo, e anche l’umidità promessa dal leggero gocciolamento sparisce presto, ma d’altra parte lo fanno anche tutti quegli hamburger confezionati pieni d’acqua fino al midollo (avete mai letto la lista degli ingredienti di un hamburger già modellato? Acqua a go-go). Il sapore è ottimo, la consistenza pure, e anche se passibile di molti miglioramenti il Beyond Burger è comunque molto meglio di tutti gli hamburger ‘veri’ e confezionati che abbia mai provato. Come prodotto industriale, è eccellente. E vegano.

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A tal proposito, diamo un occhiata agli ingredienti e ai valori nutrizionali. I primi sono 21, tra i quali ne figurano alcuni di facile comprensione (succo di limone, sale, amido di patata) e altri più misteriosi (aroma di affumicatura, maltodestrina, estratto di mela). Dopo l’acqua, il primo per quantità è rappresentato dalle proteine isolate del pisello, che sono l’impalcatura di tutta la faccenda. Le proteine isolate, nonostante il nome un po’ antipatico, sono più o meno quelle che si prendono i bodybuilders per fare massa (anche se quelle di solito provengono dal siero di latte). Hanno un’altissima percentuale proteica, intorno al 90%, e pure un altissimo costo. Sono quelle, però, che rispetto alla concorrenza dell’Impossible Burger, permettono al Beyond Burger di fregiarsi della certificazione ‘Soy free’, ovvero privo di soia, che negli Stati Uniti ha un appeal non indifferente.

Come, del resto, i valori nutrizionali, che presi da soli dicono poco ma confrontati con quelli ‘medi’ di un vero hamburger costituiscono una sorpresa. Il Beyond Burger è più calorico, 266 kcal contro circa 215, e leggermente più grasso, 19% contro il 15, ma a livello proteico i due prodotti si equivalgono: un hamburger da 100 grammi, in media, contiene le stesse proteine di un Beyond Burger, ovvero 18 grammi. Impressionante, e tutto grazie alle proteine isolate del pisello. Il sale è alto, 1,1 grammi, ma l’hamburger risulta estremamente saporito e quindi si può comodamente risparmiare sul sale di condimento, che invece in una polpetta classica è spesso generoso, per usare un eufemismo.

L’unica nota dolente, e dolente davvero, è il prezzo. Ho pagato una confezione da 2 ‘hamburger’ Beyond meat 9 euro e 90, e pare fossero in offerta lancio. Nel prezzo sono ovviamente inclusi tutta la tecnologia, la ricerca, gli ingredienti e il concetto che stai mangiando una cosa che sembra carne ma che non ha arrecato alcun nocumento agli animali. Per un carnivoro che con 5 euro di carne può prodursi anche 4 hamburger grassi, saporiti e di primissima scelta, non vale la candela. Per un vegetariano/vegano alle prese con un budget specifico, nemmeno. Al momento, dunque, il Beyond Burger resta un cibo da vegani benestanti, o single. Un buonissimo, squisito cibo da vegani o benestanti o single. Una platea che, almeno oggi e almeno in Italia,  non credo permetterà alla carne-non-carne una diffusione capillare in breve tempo. Peccato.