Cappellacci e crema di formaggio, dose di buonumore

Difficoltà:

TEMPO:

90'

Dose:

Ingredienti

  • Per la pasta

  • 250 gr

    farina 00
  • 2

    tuorli
  • 2

    uova intere
  • Per il ripieno

  • 250 gr

    mortadella
  • 60 gr

    parmigiano
  • 40 gr

    pecorino
  • Qb

    panna fresca
  • Per la salsa

  • 150 ml

    panna fresca
  • 80 gr

    parmigiano
  • 70 gr

    pecorino
  • Qb

    pepe nero

Come si mantiene alto l’umore? I rimedi sono tanti, quindi mi concentrerei esclusivamente su quelli legali. Fare sport, andare al cinema, al ristorante, al pub con gli amici, viaggiare: non ce li abbiamo più a disposizione chissà per quanto. Ci si può buttare sul vino, ma nemmeno lì si può esagerare, mannaggia al fegato. E allora bisogna tirar fuori i rimedi ancestrali, quelli tramandati dagli avi nei loro rituali atavici e solenni: fare l’uncinetto. La cyclette sul terrazzo. E tirare la sfoglia.

Tra i tre, uno solo può essere affogato nel formaggio. Il terrazzo è troppo grande per coprirlo con una colata lavica di panna e parmigiano e il centrino fatto a maglia non ha una consistenza eccezionale. Ripartiamo dunque dalla pasta fresca, ripartiamo da quella ripiena, ripartiamo da quella che non ti espone al rischio di gambizzazione se non fai il ripieno ‘tradizionale’ e la sfoglia ‘tradizionale’ con il brodo ‘tradizionale’. Niente tortellino, quindi. Andiamo verso il cappellaccio, le cui maglie restrittive sono più larghe. Riempiamolo di mortadella. E serviamolo con una crema di parmigiano e pecorino, come farebbe lo stesso Massimo Bottura se avesse finito, improvvisamente, tutto il 30 mesi di vacca rossa.

La salsa è facilissima e più terapeutica del miglior Prozac. Il cappellaccio è più laborioso ma nessuno vi giudicherà se userete della pasta ripiena già pronta. In generale, se state a casa, in questo periodo non vi giudicherà proprio nessuno. Almeno una buona notizia.

 

cappellacci mortadella parmigiano pecorino panna

 

Procedimento

 

-Per la pasta: vabbè, impastate fino ad avere un panetto liscio, sbattendolo spesso sul piano di lavoro per mantenerlo malleabile (non so perché, scientificamente, ma io lo faccio). Lasciatelo riposare nella pellicola per mezz’ora.

-Per il ripieno, nella mezz’ora d’attesa: frullate tutto, usando la panna per amalgamare e ottenere un ripieno omogeneo. Versatelo in un sac a poche e tenetelo in frigo.

-Per il cappellaccio: tirate la pasta a mattarello o a macchina. Tagliate la sfoglia a quadretti di 5 cm circa, mettete un pallino di ripieno al centro di ogni quadretto, schiacciando leggermente con la punta del sac a poche. Chiudeteli come un cappellaccio: a triangolo e poi, piegando le punte, arrotolandoli intorno all’indice destro, schiacciando bene la chiusura tra pollice e indice.

-Per la crema: fate intiepidire la panna. Quando, immergendo un mignolo, comincerà a scottare, aggiungete i formaggi, frullando poi tutto con il pimer: dev’essere lucida e senza grumi. Rimettetela sul fuoco finchè non tornerà fluida.

-Alla fine: lessate i cappellacci e serviteli con una tonnellata di crema di formaggio. Misurate il vostro umore prima e dopo l’assunzione: migliorerà sensibilmente.

 

Oppure, la pizza. Tanto 24 ore per lievitare ora non mancano a nessuno.