Chowder, la zuppa intraducibile

Ciclicamente compaiono, sui siti che hanno capito che una gallery di fotografie è un ottimo modo di monetizzare, articoli dedicati alle parole intraducibili. Di solito lo slogan è ”In antico ugrofinnico la parola ‘schlaput’ significa ‘guardare fuori dalla finestra aspettando la carica di una carovana di alci per non pensare alla tristezza di un mattino senza merendine piene di olio di palma” e ne seguono un’altra trentina, il cui 95%, molto spesso, sono cagate inventate di sana pianta. Ma che parole senza una precisa traduzione esistano è vero, e una di queste è Chowder. E non è clickbaiting.
 
La parola chowder, tecnicamente, significa ‘zuppa di pesce o molluschi e derivati del latte, a volte ispessita con roux o cracker sbriciolati’. Dico un’ovvietà se affermo che è frequente che nomi di piatti siano spesso intraducibili (prova a tradurre Genovese, ci stai almeno 40 minuti), ma il chowder è più una categoria di pietanze che un piatto specifico, e infatti se ne di tantissimi tipi diversi. Ovviamente nel New England, principalmente, dove il chowder ha origine. Ma non affrettatevi a dargli un giudizio sommario per la sua provenienza, perché come sappiamo anche un orologio fermo, due volte al giorno, segna l’ora esatta.
 
Ho trovato questa ricetta nei meandri del web, cercando un modo alternativo di cucinare un bellissimo filetto di persico che mi ero appena aggiudicato. E la sua carne ricca e compatta, in questo brodetto di pesce e creme fraiche con la fermezza delle patate amandine, perfette per la lessatura, e l’aroma dell’aneto, insomma dà grandi soddisfazioni. Un’ottima alternativa alle zuppe rosse, una grande scusa per dire ‘che vuoi, non vedi che mangio in bianco?’, che è la traduzione di un’altra grande parola intraducibile: paraculo.


Ricetta del chowder di persico e patate (x 4 persone)
1 cipolla bianca grossa, tritata
8 etti di patate amandine a cubi, con o senza buccia
8 etti di persico (o merluzzo se preferite) a cubi
1 litro abbondante di brodo di pesce
200 ml di creme fraiche (panna acida) o panna fresca
50 gr di burro (meglio salato)
Aneto a volontà
Maggiorana
Sale e pepe

Fate appassire a lungo le cipolle nel burro, quindi buttateci dentro le patate, con sale pepe e maggiorana, e fatele cuocere un paio di minuti. Allungate con tutto il brodo e fatele sobbollire semi-coperto per una mezzoretta (anche meno), finchè le patate saranno tenere (ma non devono sfaldarsi). Aggiungete quindi il persico e fate cuocere scoperto per altri dieci minuti. A fuoco spento aggiungete la creme fraiche e l’aneto e mescolate, lasciando poi riposare per dieci minuti prima di servire.

Se avanzasse, il giorno dopo, bolliteci dentro dei pizzoccheri o della pasta mista e poi spolverate con del buon parmigiano. E non ringraziate!