Due giorni a Napoli

Cercare di essere antologici dopo aver passato 48 ore in qualsiasi posto del mondo è stupido, e a Napoli a maggior ragione. Perchè se sei nel posto dov’è nata la pizza, la pastiera, la genovese e il babbà, o’ raù e il cuoppo… ecco, forse se riesci a mangiare almeno il 10% dei monumenti gastronomici una volta sola sei fortunato. Nel momento in cui scrivo sto mangiando riso in bianco da due giorni, per smaltire la sbronza di cibo, quindi ho cercato di dare il più possibile. Ecco com’è andata e perchè.

Pranzo: Trattoria Medina. Di fronte alla sede storica, dall’altra parte della strada, ha aperto con lo stesso nome una location sorella, molto moderna e pulita, con un forno mosaicato accanto all’ingresso e un muretto, in fondo alla sala, presso cui chiedere la grazia a San Gennaro. Avrei dovuto approfittarne visto che uscire vivi dal pranzo è stato difficile. I momenti salienti con una bufala commovente (eh va bè, direte voi), delle alici fritte con una salsa spaziale, una mammarella fantastica (carciofo romanesco) con aglio olio e prezzemolo, e la pastiera più buona che io ricordi da anni, tutto annegato da fiumi di rosato campano. Posto giovane, fresco, figo. Ha una selezione di carni da tutto il mondo veramente interessante, ma il mio stomaco chiedeva pietà.

Cena: I Re di Napoli. Sera di pasqua, sazietà già ben strutturata eppure a Napoli il richiamo della pizza è tipo un bat-segnale che ti illumina la camera d’albergo e tu non puoi ignorarlo nemmeno se preferiresti un bicchiere di effervescente brioschi. Tramite amici troviamo un tavolo ai Re di Napoli, che offre una vista magnifica su Castel dell’Ovo e un flute di bollicine per ingannare l’attesa. Dalla cucina uscivano fiamminghe di ogni ben di Dio, ma noi volevamo pizza e la pizza, tradizionale, ben lievitata, non bruciata, generosa di sugo e la mia pure di caciocavallo e salame napoletano, è napoletana doc. Come molti napoletani mi hanno confessato, che la pizza sia buona ovunque sotto il Vesuvio è purtroppo un luogo comune, e quindi trovarne una ottima, davanti al mare e con una bella vista, è davvero un bel bottino.

Pranzo: Hosteria Toledo. I quartieri spagnoli il giorno di pasquetta sono saturi di gente almeno quanto il mio stomaco lo è di cibo dal giorno prima, eppure un clamoroso colpo di fortuna, un tavolo che si libera all’improvviso, ci offre un posto all’Hosteria Toledo, storico esercizio di pura e semplice cucina partenopea. Tavoli apparecchiati alla buona, vino salentino al calice (anche se qui tre calici fanno una bottiglia) e una bella rassegna di napoletanità, tra cui un cuoppo bello asciutto e una frittura di paranza fresca e croccante. I primi, tuttavia, svettano su tutto il resto. La genovese è clamorosa, la carne e la cipolla devono aver cotto per giorni per essere così pastose, e la vera sorpresa è lo spaghetto con vongole, fiori di zucca e PECORINO, un piatto davvero fantastico, da mangiare tutti i giorni, alla faccia di chi non vuole il formaggio sul pesce. I dolci fatti in casa formato torta sono giganti, il conto molto onesto.



Cena: Concettina ai Tre Santi. Quando la mia fidanzata ha chiesto su twitter dove mangiare la miglior pizza di Napoli, il 75% delle risposte caldeggiavano Concettina ai Tre Santi, del giovanissimo ma straordinario Ciro Oliva. La sera in cui siamo arrivati avevano appena finito di servire qualcosa come 700 coperti, e ci avevano tenuto da parte un po’ d’impasto solo per noi. Che è finito in un lungo menù degustazione, partito da una margherita classica (ma che margherita) e continuato tra panini al forno, fritti e una serie di pizze ripiene e farcite come se fosse l’ultima volta in cui avremmo potuto mangiarne un pezzo. Straordinario il paninetto con tre cotture di carciofi, prosciutto e provola, ottima la ciambellina con lenticchie e rosmarino ma l’ultima, la pizza ripiena di ricotta e con sua maestà o’ raù, è probabilmente la cosa più buona che ho mangiato in due giorni. Tutto questo cenando sotto il presepe, e non per esser blasfemi ma se Gesù avesse saputo come si mangia da Ciro Oliva avrebbe aspettato oggi per nascere.



Nonostante tutto ciò, sono sopravvissuto e sto abbastanza bene. Credo che tornerò a mangiare qualcosa che non sia riso in bianco e cracker verso venerdì, ma vi tengo aggiornati. Perchè è vero che non si sappia bene da dove abbia origine il detto ‘Vedi Napoli e poi muori’, ma il rischio di schiattare per il troppo cibo è tutt’altro che mitologico.