Gordon Ramsay sclera su Twitter con una critica

gordon ramsay sclera twitter

Questa è una notizia matrioska da più punti di vista: è tragica ma, alla fine, diventa involontariamente comica. Parte dalla ristorazione, diventa economia, poi critica gastronomica e alla fine un fenomeno di costume. Partendo dall’inizio, la possiamo riassumere così per poi arrivare al vero succo della questione, ovvero allo sclero di Gordon Ramsay su twitter contro la critica gastronomica Marina O’Loughlin.

Il fatto. Il giorno 1 (poniamo) i ristoranti in Gran Bretagna e in America cominciano a chiudere, compresi quelli di Gordon Ramsay. Il Masterchef scrive una nota accorata in cui si unisce virtualmente al suo staff e invita tutti a tener duro per superare questa crisi. Il giorno 2, invece, lascia a casa più o meno 500 dipendenti, soprattutto quelli assunti ad ora che nel mercato del lavoro statunitense hanno zero tutele. I ristoranti sono chiusi, lo staff non serve. Un dipendente lo chiama pubblicamente ‘pezzo di merda’. In realtà la vicenda è un po’ più articolata, perchè la lettera ricevuta dall’azienda comunica ai lavoratori che verranno pagati fino al 17 aprile ma che, al momento, non c’è garanzia che ci sarà di nuovo un lavoro per loro dopo quella data. Potrebbe voler dire tante cose, ad esempio che un business gigantesco sta prendendo tempo per trovare una soluzione efficace per tutti, oppure che sono pezzi di merda: non lo possiamo sapere. Per ora il web ha optato per la seconda ipotesi.

 

gordon ramsay licenzia 500

 

E quindi il giorno 3 i giornalisti gastronomici, Twitter, gli appassionati e in generale tutti cominciano a fargli due conti in tasca: Ramsay ha un patrimonio netto di circa 140 milioni di dollari. Offrire 300 dollari a settimana a quelle 500 persone per 26 settimane glie ne sarebbe costati circa 4 milioni. Ovvero lui avrebbe avuto ancora 136 milioni, mentre 500 persone avrebbero potuto campare per sei mesi. Sono conti della schiava, che non tengono conto di migliaia di fattori e all’oscuro di una reale conoscenza della solidità dell’impero gastronomico di Ramsay, ma questo è stato detto e questo è stato scritto. Per 24 ore, Gordon Ramsay è l’uomo più cattivo del mondo dopo Hitler.

 

 

Il giorno 4 la critica gastronomica Marina O’Laughlin torna sull’argomento con un tweet. “Di nuovo, un altro giorno in cui i multi-milionari non mettono mano al portafoglio mentre i ‘pesci piccoli’ fanno tutto quello che possono per il loro staff. Sì, parlo di Ramsay”. I pesci piccoli in questione sono le migliaia di attività legate alla ristorazione in tutto il mondo che, pur avendo chiuso e attraversando un dramma economico di rara portata, si preoccupano innanzitutto del loro staff, allestendo raccolte fondi, destinando a loro tutti i proventi del delivery, delle gift card, e in tanti altri modi. Ramsay, a quanto pare, no.

 

 

E qui arriviamo al giorno 5, cioè ad oggi, in cui per la prima volta Gordon Ramsay non fa finta di sbroccare lanciando piatti e urlando davanti alle telecamere di Hell’s Kitchen, ma sclera per davvero. In non una ma ben due risposte alla O’Laughlin di rara spontaneità. La prima:

Chiaramente non hai mai gestito un’attività, e ciononostante in questi tempi difficili per tutti ti nascondi dietro i tuoi patetici tweet, datti una bella calmata! Bordate da due soldi, ancora e ancora, dalla bocca di un’egoista e amara critica.

 

 

Poi ci ripensa. Forse non era abbastanza. E quindi ne scrive un’altra

Ti guadagni da vivere lamentandoti del cibo! Hai fatto chiudere ristoranti con la tua penna velenosa perchè non ti hanno baciato il culo, hai mai pensato di riparare in qualche modo in questi tempi difficili? Non ho fatto nient’altro che metter mano al portafoglio per anni!

 

gordon ramsay sclera twitter

 

E niente, questa era l’ultima piccola matrioska. L’epilogo comico di una premessa tragica, tra notizie incomplete e il furor di popolo che aggiunge l’ultimo pezzetto. Chi abbia ragione, alla fine, non importa, a patto che la vicenda abbia portato un po’ di visibilità alla situazione disastrosa in cui si trova la ristorazione mondiale e i milioni di persone che ci lavorano.