Ho provato il sushi-delivery ‘stellato’ di Aji

Sushi delivery aji milano

Ho appena finito di scrivere un libro di racconti e di ricette e al momento ci sono due cose a cui sono diventato temporaneamente refrattario: scrivere e cucinare. Se per la prima non c’è soluzione, dal momento che non hanno ancora inventato i ghostwriter al domicilio, lo stesso non si può dire per il cibo. Sono abbonato a tutti i servizi di consegna a domicilio della città, persino a quello specializzato in vino, e nell’ultima due o tre giorni basculo tra Deliveroo e i Quattro Salti in Padella in una specie di ipnotico moto perpetuo. Ieri sera, scorrendo senza tregua le varie proposte di delivery in zona, mi sono ricordato di un posto che, non facendo parte di nessuno dei grandi circuiti delle consegne, troppo spesso mi era sfuggito dalle mani. È Aji, il (relativamente) nuovo ristorante di sushi specializzato proprio nel take away e nel delivery. Ed è un peccato non essersene ricordati prima di oggi.

sushi misto aji
Il sushi misto speciale: 16 pezzi, 25€

Perchè Aji è la quarta insegna milanese della famiglia Liu, che gestisce il miglior gruppo di ristoranti orientali della città: BA asian mood, uno dei primi cinesi autentici della città, Gong, il pan-asiatico di lusso, e soprattutto Iyo, che al momento rimane l’unico ristorante sushi-fusion stellato d’Italia. Da qui, il titolo. È lecito affermare che, se il proprietario di un ristorante di sushi stellato apre un delivery, anche quest’ultimo godrà di un po’ di quell’aria magica, raffinata, insomma avrà almeno un po’ quel profumo di stella? Per scoprirlo non mi restava che accedere al loro sito, registrarmi, piazzare un ordine e aspettare in trepidante attesa. Il primo plus, che realizzi appena accedi alla schermata di pagamento, è che puoi pagare col bancomat direttamente a casa tua, visto che i corrieri sono tutti muniti di Pos. Mi stanno già simpatici.

uramaki dragon aji milano
Gli uramaki Dragon, cremosa anguilla Unagi e avocado non ossidato (hurrà!): 8 pezzi, 14€

Il sacchetto arriva a casa circa 25 minuti dopo dell’ordine, perfettamente all’interno dell’arco temporale previsto. Il ragazzo è gentile e in divisa, quella del ristorante, visto che l’attività gestisce le consegne in proprio. Mentre apro il sacchetto sul tavolino del salotto, noto un packaging elegante e curato, che sprizza pulizia da tutti i pori. Gli uramaki dragon hanno la loro scatoletta di salsa Kabayaki a parte, dentro la loro confezione, mentre per tutto il resto c’è un mix di condimenti tradizionali presentato però in maniera davvero figa. Niente bustine di salsa di soya o pallette di wasabi di fianco agli incolpevoli pezzi di sushi che ne finirebbero così impregnati, a danno di chi la piccantezza del rafano proprio non la sopporta: all’interno di una piramide di carta sono stati predisposti un’ampolla di salsa di soya, esteticamente perfetta, e un tubetto di salsa wasabi, ovviamente griffato, che puoi tenere comodamente in frigorifero e riutilizzare. Piccoli dettagli che, nella valutazione globale, fanno la loro differenza.

kit dei condimenti aji milano
Il kit dei condimenti: piccoli dettagli di classe.

Il che, onestamente, sarebbe insignificante se anche il cibo fosse insignificante. Ma così non è: il sushi è di qualità stellare, che difficilmente trovi persino al ristorante con il tovagliato elegante e le luci soffuse, figurarsi ad un take away. Pesce freschissimo, compatto, profumato, riso perfetto, sapore inebriante. Il sushi misto speciale ha otto nigiri (un salmone, due tonno di due diverse qualità, tre pesce bianco tra cui sicuramente branzino e ricciola, un gambero e un’anguilla), sei hosomaki (i piccoli roll avvolti da alga, ma nessuno di questi è al cetriolo come spesso accade per risparmiare) e due cremosi gunkan, uno di tonno e uno di salmone. Il mio uramaki Dragon era perfetto, l’anguilla cremosa ma anche croccantina e l’audace copertura di avocado non presentava segni di ossidazione, il che è raro. Servito con salsa Kabayaki, anche conosciuta come Salsa per Anguilla proprio per il suo abbinamento perfetto con il pesce d’acqua dolce, ha spazzato via la sciatteria di cento Dragon Roll serviti con la più comune e abbordabile Teriyaki. Il Cirashi misto era un piccolo scrigno dei tesori, e a fianco di fettine di pesce perfettamente proporzionate allo scopo, quello di piccoli bocconi di pesce e riso da ingurgitare senza sosta, trovavano posto uno scampo e un gambero, crudi, con testa e chele a guarnire la coda invece perfettamente pulita e sgombera da carapace. Eleganza, eleganza, eleganza.

cirashi aji milano
Il cirashi misto: pesce crudo su letto di riso, 22€

Ho lasciato per ultimo il piccolo capolavoro della serata per provare a rendergli giustizia, perchè l’Oshizushi Negi Toro di Aji è qualcosa di speciale. Nella grande famiglia del sushi l’Oshizushi, una specie di nigiri rettangolare e ‘pressato’ dentro un apposito contenitore di bambù, è uno degli ultimi arrivati all’attenzione del pubblico italiano, ma uno dei miei preferiti. La forma è accattivante e disposto così, in un unico rettangolo composto da otto piccoli rettangolini, sembra anche più abbondante, riempie gli occhi prima dello stomaco. Negi toro è una preparazione tradizionale, una tartare di ventresca di tonno condita con wasabi, erba cipollina e shiso, la foglia giapponese un po’ basilico e un po’ menta. Il risultato è strepitoso: cremoso, piccante, aromatico, pungente, grasso, un Oshizushi tira l’altro e quando sono finiti resti pervaso di un grande senso di appagamento, un trionfo per il palato, un piatto straordinario.

oshizushi negi toro aji milano
L’Oshizushi Negi Toro, il capolavoro: 8 pezzi, 16€ (è la ventresca, bellezza)

Ultimo viene il conto. La consegna è gratuita sopra i 60 euro, e per questi 4 piatti ne abbiamo spesi 77, TOTALMENTE meritati. La sazietà ha sicuramente un prezzo superiore e probabilmente fa gola a un target diverso, ma diciamo che con 100 euro in tre ci si può aggiudicare un pasto completo. La domanda è questa: 33 euro a testa sono spropositati per una cena a domicilio? In termini assoluti, forse sì. Il sushi, però, manda all’aria tutti i paragoni, perchè è il cibo che forse più democraticamente equipara il prezzo del piatto finito alla qualità del pesce usato. Che è crudo, esposto a rischi di contaminazione, delicato ed estremamente deperibile. Quindi rifaccio la domanda: spendereste 77 euro per del sushi eccezionale, a un livello addirittura più alto di quello del buon ristorante di sushi medio, comodamente seduti sul divano, con dei tovaglioli di simil-tela, un sacco di ammenicoli e il pesce migliore che vi sia mai stato consegnato nelle mura domestiche? Io sì. Mangiare meno, ma sano, buono e di altissima qualità. Una frase un po’ anni ’80, che per il sushi è bene che resti un evergreen.

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