I ristoranti e i Dining Bond per sopravvivere

dining bond

In mezzo alle tante situazioni drammatiche legate al Coronavirus, quella della ristorazione potrebbe sembrare troppo vacua da affrontare. Lo sembra di certo a chi è abituato ad associare il ristorante col superfluo, perfino con il lusso, tralasciando tutta la catena infinita di persone la cui i ristoranti danno da mangiare anche fuori dagli orari di apertura. In America, nel giro di tre giorni, una cifra mostruosa di operatori a vario titolo nella ristorazione, camerieri, baristi, cuochi, lavapiatti, è rimasta a casa senza un lavoro. Si parla più di venti milioni di licenziamenti, o meglio, non li hanno nemmeno dovuti licenziare. Sono lavoratori ad ore, più o meno l’equivalente del nostro contratto a chiamata ma con ancora meno tutele, e in America si stima siano più di trenta milioni di persone. Il delivery, con cui molti stanno provando a restare a galla, offre profitti molto diversi e soprattutto non necessita di personale di servizio. Allora sempre dall’America, in questi giorni, è arrivata una nuova soluzione.

Si chiamano Dining Bonds e, sostanzialmente, equivalgono a delle vere e proprie obbligazioni bancarie con la differenza che, allo scadere del termine, il possessore non intasca denaro, ma una cena. Generalmente di valore superiore a quello corrisposto al momento dell’acquisto. Nei fatti è una specie di investimento nelle sorti di un ristorante, che per tenere testa a un periodo di chiusura senza un orizzonte temporale nitido ha bisogno di ingenti iniezioni di liquidità per pagare, banalmente, affitto e personale. Funziona così: io pago ora una cena nel tuo ristorante, anche se non potrò consumarla prima di due mesi. Se la cena vale 100 euro, la pago 75. Ho un fattore di rischio alto, perchè il ristorante potrebbe anche non riaprire, ma da una parte scommetto, e dall’altra aiuto un imprenditore in difficoltà e tutte le persone che lavorano per lui.

Il sito supportrestaurants.org al momento è il principale hub di raccolta dei ristoranti che emettono i loro dining bond già da ora. Quasi tutti in America, soprattutto nello stato di New York, ma l’idea è già arrivata in Italia. L’ha lanciata Lorenzo Costa, noto imprenditore bolognese nel settore del food, che l’ha lanciata intorno a mezzogiorno del 20 marzo per il suo ristorante Oltre. I dettagli non sono abbondanti ma si può sempre chiamare per informazioni. Quasi in contemporanea ha fatto lo stesso lo chef Giuseppe Iannotti per il suo ristorante Kresios, 1 stella michelin a Telese Terme. Nel suo caso, nessuno sconto: semplicemente un contributo di fiducia e vicinanza per poter assaporare uno dei suoi menù degustazione, da 110 o 150 euro, quando il ristorante riaprirà. Per ora chiudono la lista il ristorante giapponese Moi Omakase di Prato, Tablinum di Desenzano del Garda e la bottega di Tiramisù Mascherpa a Milano.  Ma siamo solo al giorno 1.

 

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