London Pride, storia di un amore

Cliente fisso al The Rocket di Acton, pub in cui lavoravo nel mio periodo londinese (ma detto così sembro David Bowie, per questo ci tengo a specificare che non troverete eroina in questo post), era Martin. Martin era un simpatico vecchietto sulla settantina, benché le età degli avventori del pub siano di difficile individuazione complici gli ettolitri di birra quotidiana che tendono ad invecchiare, che compariva davanti al bancone ad un orario imprecisato del mattino e tendeva a fermarsi alcune ore. A volte per una partita di backgammon, a volte per lunghe conversazioni amichevoli con Ady, il giardiniere che carburava a Carling dalle ore 9.00, il più delle volte semplicemente per passare la sua giornata da pensionato senza parenti.

Martin mi stava molto simpatico, mi salutava sempre con il suo ‘Hello Lorenzo, how are you today?’ in quel suo perfetto accento fortemente britannico, ed è ripetendo allo stremo questa frase, cercando di imitarlo, che ho iniziato ad assumere una cadenza un po’ più adeguata di quella che solitamente si usa per esclamare ‘Italian pizza pasta mandolinooo!’. In effetti Martin è stato il mio miglior insegnante d’inglese, ogni tanto mi raccontava pure barzellette (le sue preferite quelle sui messicani) e soprattutto mi ha insegnato ad amare una birra, la London Pride. Ne beveva qualche decina al giorno, ognuna delle quali chiesta con gentilezza britannica e il solito accento invidiabile. Ogni tanto capitava che me ne offrisse una e il suono di quel ‘Pride’ mi ha convinto prima del sapore che fosse davvero la bevanda inglese per eccellenza, e che per essere accolto da questo paese dovessi accogliere lei in cambio.

Magari non era così, ma da allora non c’è birra che preferisco. L’albergo da dove sto scrivendo, nella città natale di Shakespeare, è della compagnia Fuller’s, appunto quella della London Pride. Te ne regalano una, all’arrivo, di benvenuto. Martin sarebbe imbufalito, perché è in bottiglia (per lui e per tutti solo alla spina) e perché è fredda (andrebbe servita a temperatura ambiente), però tutto sommato, magari aspettando un po’ per farla riposare, se la scolerebbe comunque. E così ho fatto io. Grazie signor Fuller!