#mukbang: mangiare in webcam rumorosamente

Certa gente non supporta alcuni rumori. Il gessetto sulla lavagna. Certi fischi ultrasonici. Molti, ad esempio, non sopportano sentire il rumore della masticazione, come ad esempio Ricky Gervais nei panni di Tony in After Life. Ecco, se siete persone di quest’ultimo tipo non guardate il video qui sopra, e non documentatevi in alcun modo sul fenomeno del Mukbang. Questa parola coreana è stata coniata appositamente per definire un fenomeno che ha preso piede in Corea del sud a partire dal duemiladieci e significa, grossomodo, mangiare in streaming. Chi lo pratica fa esattamente questo: accende la webcam, comincia una diretta video e mangia, mangia, mangia. Senza ritegno. Mangia qualsiasi cosa, da giganteschi granchi a polpi vivi (davvero). Cataste di hamburger e trogoli di spaghetti. Li mangia, soprattutto, con un microfono a condensatore a distanza estremamente ravvicinata dalla bocca, cosicchè chi guarda possa godere di ogni sigolo crack, gulp, slurp. Bello no?

Per i Coreani sì, estremamente bello. Il fenomeno nasce come risposta all’isolamento dei tempi moderni che mal si accompagna con la socialità rituale tradizionalmente associata, soprattutto in Corea, al cibo. E quindi un Mukbang mangia assieme ai suoi follower. Tanti follower. I Mukbang più famosi guadagnano migliaia e migliaia di dollari al mese, semplicemente per scofanarsi un filetto intero di salmone o una torta a forma di cactus. E questo me li rende immediatamente, irrimediabilmente simpatici. Perchè a me non dà fastidio il rumore del cibo, che a sua volta ha un senso ben preciso, associato a questo nuovo fenomeno dell’ASMR. Questa sigla significa ‘risposta autonoma del meridiano sensoriale’, una specie di senso di rilassatezza e di formicolio al collo, che i nuovi youtuber cercano di procurare ai loro spettatori attraverso suoni o rumori: in questo caso, attraverso il suono di un risucchio di enormi funghi Enoki o del carapace di un gigante granchio che si spezza.

Le dimensioni del cibo non sono mai casuali. L’aspetto più eclatante del fenomeno è che questi matti ingurgitano quantità sempre maggiori di roba, continuando ad alzare l’asticella. Domani un chilo di pasta potrebbe non bastare più per ottenere un sacco di like, serviranno dieci astici. O venti hotdog. O cento gelatine accatastate una sopra l’altra. Tanto da preoccupare addirittura il governo coreano, che si sta attivando da un po’ di tempo per normare il fenomeno. Ma che vuoi dirgli, tu, a una ragazza che peserà al massimo 40 kg da bagnata: ti proibisco di mangiare quei dieci polli arrosto? No, non puoi.

E con questo avete capito. Il resto, invece, è una spirale di pura follia collettiva. Ho scoperto il Mukbang mentre cercavo su Instagram le foto di qualche ristorante cinese eccezionale e ho scoperto centinaia di pazzi che si ingozzano senza ritegno davanti a una telecamera. Ed è bellissimo. E fa schifo. Ma è bellissimo. Però fa schifo.