Da oggi in Lombardia i familiari possono stare vicini al ristorante

La situazione surreale che vive chi, come me, abita in Lombardia è facilmente intuibile dal titolo di questo articolo. Un articolo che, in un mondo non dico perfetto ma almeno con una residua patina di logica, non sarebbe mai esistito. Il fatto è che, nelle scrupolose linee guida di Regione Lombardia, elaborate dagli stessi geni secondo cui oggi per esser contagiati è necessario trovare CONTEMPORANEAMENTE due infetti sul proprio cammino, ci si è particolarmente ingegnati per rendere la vita dei ristoratori ancora più difficile di quanto già non sia. Lasciando da parte l’aspetto psicologico della questione, quello che tiene ancora tanti clienti distanti dal loro ristorante del cuore, e lasciando pure un attimo di lato quello economico, con il disastro della cassa integrazione mai erogata e tutto quello che già sappiamo. Resta l’aspetto del distanziamento, ed è sbagliato pensare che sia cosa da poco.

Intanto perché un metro tra una persona e l’altra non vuol dire tavoli da un metro. A meno che non abbiate una particolare deviazione che vi porti a volervi macchiare la camicia di pomodoro, o inondare la gonna nuova con un litro di brodo fumante, probabilmente siete tra quel 99,9% di persone che hanno la strana abitudine di mangiare con la testa sopra il piatto. Ne va da se che la distanza di un metro dovrebbe essere tra i piatti, e che considerando anche piatti piccoli, da venti centimetri di diametro, i tavoli non possano esser da meno di un metro e quaranta di larghezza. Un’enormità, se non siete pratici con le dimensioni dei tavoli. Ragion per cui quasi tutti i ristoranti hanno dovuto adottare soluzioni alternative, come disporre i posti scaglionati, con una conseguente riduzione mostruosa di coperti. Su un tavolo da 4 ci possono stare al massimo due persone, una nella metà di sx, una in quella dx. Un conto rapido fa il 50% di coperti in meno.

Ecco perché la logica suggeriva di permettere ai nuclei familiari o ai conviventi, ovvero le persone che di certo non si contageranno tra di loro al ristorante più di quanto non facciano a casa, di sedersi a una distanza normale, senza restrizioni. Oltre al piacere di gustarsi un briciolo di normalità, sarebbe stato un grosso vantaggio per il ristoratore in difficoltà, che avrebbe così potuto massimizzare la resa di alcuni tavoli e aggiungere qualche coperto al totale della serata, bilancio già magro per molti. E così è stato ovunque, infatti, tranne in Lombardia. Perchè? Boh. Va detto che la logica non sembra essere argomento familiare (per restare in tema) alla giunta regionale, ma qui si supera ogni limite. Fino a ieri infatti questo era il testo del paragrafo che normava la distanza di sicurezza nelle attività ristorative.

 

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Nessuna menzione a congiunti e conviventi. E infatti l’ho riscontrato nella mia ultima visita a Tandoori Bites, il mio ristorante indiano preferito. Io e la mia compagna siamo stati fatti ligiamente accomodare in un tavolo da 4, uno da una parte e uno dall’altra, e nonostante l’evidenza assurdità della situazione l’abbiamo apprezzato. Se c’è una regola la si rispetta. Ma a quale costo per i ristoratori? In percentuale, potenzialmente altissimo. Fortunatamente però da oggi, con la nuova ordinanza, il paragrafo è stato integrato dalla dicitura seguente.

 

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Insomma, tutto è bene quel che finisce bene. Se non fosse per quel fantasma che aleggia, quella leggera inquietudine dell’esser governati da una manica di.

 

Foto copertina di prodigieducational.it