Perchè ora ho paura di ordinare cibo a domicilio

A sedici anni volevo consegnare le pizze. Dopo la terza superiore, il mio rapporto col denaro è improvvisamente cambiato, principalmente perchè ho scoperto la birra, ma in generale è più o meno quella l’età in cui realizzi che no, tua madre non ti comprerà scarpe coi tacchetti o le bacchette per la batteria alla bisogna per sempre. Ero giovane, avevo un ciao truccato con la puleggia grande che lasciava ferme all’incrocio anche le Porsche Cayenne e mi immaginavo bello come il sole, con il mio bauletto termico montato con due brugole sull’inesistente portapacchi mentre sfrecciavo per le vie di Cremona a consegnare pizze a destra e a manca. Non mi ha assunto nessuno, a farla breve, perchè quindici anni fa il delivery, a parte la pizzeria sotto casa, non esisteva e i pochi posti che c’erano erano ambitissimi. Ma erano altri tempi, erano altre strade, avevamo un’altra età.

Oggi quello del rider è un mestiere precario, normato poco e male, col rischio del traffico delle grandi città e quello di non arrivare puntuali. Fino a qui ci siamo. Ci sono lotte sindacali, bracci di ferro col governo, proteste contro le grandi multinazionali. E anche fino a qui ci siamo. Dove invece non saremmo mai voluti essere, invece, è sulla bacheca di un sindacato autonomo per i rider che, proprio ieri, ha fatto una cosa assurda. Ha pubblicato una lista, con tanto di fotografie, di tutti i ‘vip’ che nei confronti dei rider si sono macchiati di un oltraggioso delitto: non hanno lasciato la mancia. E quindi via, tutti insieme, in un una lista fotografica che ad oggi conta quasi duemila like e 700 condivisioni. Una lista, ovviamente, senza nessun tipo di contraddittorio, tant’è che nei commenti ogni tanto spunta un fattorino che afferma “Veramente tal dei tali a me la mancia l’ha lasciata”. Il nome di tal dei tali sarà sparito dalla lista? Certo che no.

Quindi se sei un vip e non lasci la mancia sei da sputtanare. Sì, ma non solo. In uno squisito passaggio a metà dell’invettiva del Julien Assange della consegna a domicilio si rincara la dose. “Sappiamo tutto di voi. Sappiamo cosa mangiate, dove abitate, che abitudini avete”. Quindi, in soldoni: per ora vi sputtaniamo. Se poi continuate a non darci la mancia, potremmo anche passare ad altro. Che ne so, pisciarvi sotto la porta? Sputarvi nella pizza capricciosa? Avvelenarvi il cane? Pedinare vostra moglie? Le scelte sono infinite. Ed è per questo che, prima di arrivare alla conclusione, aggiungo un paio di cose.

In Italia la mancia non esiste. Non c’è nello scontrino, come nei paesi anglosassoni dove è normata, non c’è come costume, come in tante parti del mondo dove è d’uso allungare il conto di un dieci percento o, in base alla località, arrotondare alla decina successiva. Non qui, non da noi. La gente che lascia la mancia ovviamente esiste, perchè ha girato il mondo o magari è semplicemente cortese, ma non è la norma. Qui non è d’uso, né un obbligo. Lamentarsi per una mancia non lasciata sarebbe come incazzarsi con il personale di un hotel a Parigi perchè in bagno manca il bidet, o perchè in Uzbekistan molti taxi non abbiano il tassametro. Non è la norma, nè un obbligo. È moralmente sbagliato? Posso anche dire di sì, specialmente nel caso del bidet. Ma tant’è.

Tant’è, quindi, che ora ho paura ad ordinare di nuovo con un servizio di delivery. Mi è capitato di non lasciare la mancia, vuoi perchè mi sia scordato di inserirla online, vuoi perchè non avessi contanti. E più che di uno sputtanamento sulla pubblica piazza, nel mio caso, mi preoccupa il “Sappiamo cosa mangiate, dove abitate, che abitudini avete.”. Da oggi di lasciare il mio cibo in mano a uno sconosciuto che ora immagino arrabbiato, livoroso e disposto a tutto, sinceramente, non so se me la sento più.

Sono vicino alle istanze della categoria, fatta di gente che lavora duro, in condizioni difficili, magari con la disoccupazione come unica alternativa e credo che non lasciare la mancia, in particolare in assenza di preoccupazioni economiche, sia un po’ triste. E infatti non ce l’ho con loro, ma con chi ha scelto di rappresentarli con un’uscita così potenzialmente dannosa per tutti quanti. Ricordategli che la lotta di classe si fa coi padroni, perchè se la fai con i clienti che al padrone portano il lavoro poi magari quello chiude e ti ritrovi, proverbialmente, in mezzo a una strada. E senza bicicletta.