Il salmone dell’Ikea: due ricette per finirlo

La vita dispensa ben poche certezze, durante il suo corso. Nasci, cresci, una giovane donna ti spezzerà il cuore limonando col tuo migliore amico alla tua festa di compleanno, il toast cadrà dalla parte imburrata, la fila di fianco alla tua in autostrada sarà la più veloce, e poi muori.

A chi capiti di nascere nel mondo ricco e occidentalizzato, se ne aggiungono quasi sempre due: prima o poi andrai all’Ikea, e quando questo succederà troverai mezzo kg di salmone affumicato ad aspettarti dopo le casse, in offerta a una dozzina di euro (o l’equivalente nella valuta del paese ricco e occidentalizzato). Tu dirai, ma come? Al supermarket costa almeno 50 al kg e qui me ne trovo mezzo a 12 euro? I motivi per cui ciò accade sono vari e controversi e pertanto non ne discuteremo qui, ma per quanto vasta possa essere la tua conoscenza sulla filiera del salmone affumicato e tutte le schifezze che ne conseguono, alla fine lo comprerai. So che lo comprerai. Non ti giudico, lo faccio anch’io, e anzi sono qui per aiutarti.

Perchè, a meno che tu non sia un monomaniaco che ha visto troppe puntate di Ballarò dopo mezzanotte, quando arrivano gli esperti in scienze dell’alimentazione ed igiene a fare terrorismo psicologico sui consumatori che non si lavano le mani prima e dopo averle strette al fruttivendolo, difficilmente andrai all’Ikea con una borsa termica. Quindi ti metterai questa baffa di salmone affumicato tra il set di posate Fëttbærn e la pila di sottobicchieri Røstignāgėl che finiranno come al solito dimenticati nel vano sopra al frigorifero e te ne andrai a casa, che per tutti quelli che non vivono su una rotatoria di tangenziale disterà almeno una mezz’oretta. Nel mio caso, il ritorno a casa è durato più di tre ore, e il momento in cui il salmone è finito a riposare in frigorifero era a una distanza dall’acquisto sufficiente perchè al suo interno si potesse esser sviluppato qualsiasi batterio altamente patogeno. Ovviamente non è vero, ma da buon ipocondriaco mi piace pensarlo. E quindi?

E quindi questo salmone andava cotto, in un modo o nell’altro. Anche se fosse arrivato a casa bello fresco e impacchettato a dovere sarebbe stato difficile servire 500 grammi di fettine di pesce a una platea che, contando me medesimo, consisteva in tre persone. Perciò ho attinto un po’ a destra, un po’ a manca e soprattutto da qualche blog ammerregano per riuscire a sfruttare il nobile risalitore di torrenti in entrambe le portate di una cena calda e avvolgente, proprio nell’unico giorno in cui ha fatto davvero caldo dalla mattina alla sera. Ma non c’è temperatura, a dirla tutta, che possa dissuaderti dal divorare degli avocado alla griglia con salmone e uova, oppure un cremoso Chowder, una zuppa di pesce alla maniera americana, con salmone, gamberi e yogurt greco. Perciò ecco le ricette e non esimetevi: avete tempo fino alla prossima gita da Ikea.

La ricetta dell’avocado grigliato con salmone, uova e aneto la trovi qui!

La ricetta del Chowder di salmone, gamberi e yogurt greco invece qui!