Santo Taco, street food (davvero) messicano!

santo taco tacos milano

Niente burritos sul menù? E allora potrebbero davvero essere messicani, anche prima di conoscerli. In Italia la cucina messicana è merce rarissima: abbondano i Tex-Mex, ovvero quei ristoranti (alcuni anche gustosi) in cui mangiare Fajitas, Burritos e Chili con carne, tutti piatti fantastici, per carità, che però non sono messicani, ma figli di quella zona di confine tra gli Stati Uniti e il Mexico. Zona muro di Trump per intenderci. E a parte qualche ingrediente, come il cumino o il coriandolo, di messicano non hanno molto, a parte la percezione del pubblico medio. Perciò, per capire se davvero un locale sia davvero messicano, si comincia dall’analisi del menu: burritos? No, grazie, siamo messicani.

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E il menù di Santo Taco, ristorantino con sgabelli e senza coperto affacciato su piazza Antonio Gramsci, agli Yankees non concede nemmeno uno stuzzichino. Le portate principali si possono scegliere tra tacos, tostadas e quesadillas. Punto. E questo mi spinge a spingere la porta e ad entrare in questi pochi metri quadri di colore, teschi di zucchero, sgabelli variopinti e belle ceramiche al pavimento. La cucina è a vista, il menù esposto e illusoriamente vasto, il che è un bene. Le poche preparazioni di base si declinano all’interno dei tre ‘involucri’, e questo testimonia una cucina in cui si prepara tutto fresco e si surgela poco o niente. Le tortillas dei tacos vengono stese al momento a partire da un impasto fatto in casa, niente bustoni del discount: la grana del mais si sente ed è umida e gradevole, molto autentica. Ragion per cui, poco importa che si scelga un taco, una tostada (un taco ‘aperto’) o una quesadilla, più grossa e ripiegata su se stessa: a partire da un’ottima tortilla, è il ripieno che fa la differenza.

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santo taco nachos milano

E i ripieni la fanno. Il taco al pastor è fatto a regola d’arte, con maiale succoso e quel gusto d’ananas che più classico non si può. La carne asada, di manzo cotto alla griglia, ha una buona cottura e un’ancor migliore marinatura, le carnitas di maiale sono più che teneri, il pollo con mole, una lunga e complicata salsa di peperoncini e cioccolato, forse la farcitura migliore delle quattro. Abbiamo preso i nachos, fatti a mano anche quelli e con due farine diverse, mais classico e mais nero. Croccanti e colorate. Certo, si può sempre fare di meglio. Nella quesadilla il queso (formaggio) non era abbastanza, e il prezzo per raggiungere la sazietà è forse superiore di un paio di euro a quanto mi sarebbe piaciuto spendere, ma sono inezie. Inezie in un posto in cui è possibile ordinare anche un ripieno di nopales, la famosa insalata di cactus (!) e le sopas de frijoles, delle tartine di mais e fagioli neri che più messicane non si può. Insomma, Pancho Villa è finalmente sbarcato alla Malpensa.

Ps. Non fate gli sbruffoni (come qualcuno di mia conoscenza) a chiedere espressamente che il cibo sia piccante, perchè lo sarà davvero.