Takumi, un ramen giapponese in Chinatown

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La prima volta che ho chiesto una tesi di laurea, in storia economica per tirarsela un po’ essere precisi, proposi a un’entusiasta professoressa associata un argomento tanto caro ai leghisti quanto oggettivamente interessante: perché compriamo le arance dalla Spagna e gli vendiamo le nostre? Ovviamente non avevo la più pallida idea del perché e non essendomi mai laureato, di conseguenza, non l’ho mai scoperto. Ci ho ripensato l’altro giorno quando ho finalmente trovato un tavolo libero da Takumi Ramen Kitchen, un ristorante aperto da poco in Via Canonica a Milano. Alzo gli occhi e dopo aver letto su un cartellone la storia dell’impresa, quella di un Giapponese con un ristorante a Düsseldorf che poi apre in tutta Europa, mi pongo una domanda simile a quella delle arance: perchè diavolo dovrei mangiare Ramen giapponese in una catena tedesca? Per di più in Chinatown. Una giostra che altro che le arance.

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Il vasto menù dei ramen, ma anche dei gyoza e del karaage (e sul retro ci sono i curry)

Risposte in ordine sparso: A-In Sarpi non c’è altra possibilità di trovare ramen giapponese. Si trova invece il Lamian, cioè la ‘versione’ cinese originale e originaria di Lanzhou, che per ragioni di marketing è stata chiamata ramen ma non è la stessa cosa. B-Perchè a Milano è difficile trovare una selezione di ramen COSÍ giapponese, anche se viene da Düsseldorf C-Perchè anche l’arredamento è giapponesissimo, in maniera anche un po’ caricaturale ma stroboscopica, con poster luccicanti di Godzilla, lanterne e tettoie di legno. Sperando abbiate trovato le risposte esaustive, vado a sedermi. Sul tavolo ci sono dei menù giganti con tantissimi tipi di ramen che si distinguono, più che per i topping, per il tipo di brodo usato. Siccome il ristorante si propone come ‘Sapporo ramen restaurant’, scegliamo tre Miso ramen, che corrispondono alla versione originale della capitale dell’isola di Hokkaido: ovvero spaghetti preparati secondo una procedura particolare (si chiamano ‘Multi hydrolysis aged’, e assorbono un sacco di acqua, restando molto teneri e un po’ gommosetti) e il brodo di miso, la pasta fermentata di soia, per farla molto breve sennò vi annoiate.

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Dall’alto in senso orario: Spicy ebi kushi karaage ramen, Teriyaki miso ramen, Black garlic miso ramen

I ramen sono buoni, partiamo da questo. Lo spicy ebi kushi kaarage è quello che promette: piccante, con i gamberi e il pollo fritto, risulta il più tridimensionale e sfizioso. Il teriyaki miso è abbastanza semplice e un po’ agrodolce, grazie alla salsa teriyaki con cui la sovracoscia di pollo è laccata in cottura. Il black garlic miso è carico di maiale e aglio nero, due sapori veramente intensi che più che contrastarsi si sommano, risultando un po’ noiosi, ma dei tre è forse il gusto più originalmente giapponese. Mentre gli spaghetti, soprattutto per i milanesi ormai abituati a un ottimo Lamian (quello cinese) tirato a mano, possono risultare un po’ banali, senza quel morso compatto a cui i migliori lamian della città ci hanno abituato. Nel complesso, comunque, tre buoni piatti, che si finiscono senza problemi lasciando la sensazione di aver fatto un’esperienza nuova, almeno per chi non abbia mai sorvolato il mar del Giappone.

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Gyoza fritti con maionese e salsa okonomi piccante
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Il vassoietto dei condimenti presente su ogni tavolo: sesamo, togarashi, olio di sesamo e ramen pepper

Alla sensazione contribuisce tutta un’altra serie di elementi. Come i Gyoza fritti, ricordo di un’alba a Tokyo, con una saporita salsa Okonomi piccante (una specie di ketchup più forte e dolce). Come il vassoietti dei condimenti per ramen, davvero giapponesi: c’è il sesamo da tritare con il macinino incorporato, il mix di peperoncino e spezie noto come Togarashi, l’olio di sesamo e anche il Ramen Pepper, una miscela di pepe, aglio e cipolla essiccata, da usare senza ritegno. L’arredamento, infine, è quello leggermente caricaturale dei locali più schizzati di quartieri come Akihabara, dove i poster di manga si mischiano alle locandine dei film di Godzilla d’annata e alle lanterne giapponesi, in una combinazione che ti fa sentire lontano persino dall’esotica chinatown. Prezzi equi, servizio frettoloso, cibo buono, esperienza unica (finora, a Milano) nel suo genere. Sarà questo il segreto del Ramen di Sapporo Düsseldorf?

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