L’83% DEI VEGANI È DEPRESSO

Ci sarebbero molte ragioni per essere tristi, in questo martedì di gennaio. La prima sono ovviamente gli strascichi del ‘blue monday’, il giorno più triste dell’anno, che secondo qualche ricercatore tipo quelli dell’università del Minnesota cadeva ieri. La seconda è che, notizia sempre di ieri, è morto il signor Loacker, quello del wafer più famoso del mondo, lasciando sicuramente un mondo più triste. Una categoria di persone che tuttavia potrebbe non essere più abbacchiata del solito è quella dei vegani, e questo perché la condizione esistenziale di molti di loro sarebbe già compromessa da uno stato di angoscia permanente. Che da poco più di un anno ha un nome, ed è Vystopia.

Vystopia è un termine coniato dalla psicologa vegana Claire Mann e, giocando su ‘distopia’, descrive quella che è la sensazione più ricorrente descritta dai vegani che le si rivolgono, e cioè quella di vivere in una realtà distorta in cui il resto dell’umanità è crudele con gli animali. E’ una parola fin troppo specifica, in realtà, perchè i fenomeni che contribuirebbero a questo disagio sarebbero ben più concreti: dalla sensazione di ‘nuotare contro la corrente’, percependo le proprie azioni etiche come una goccia nel mare, al senso di impotenza che si prova nel cercare di convincere i non-vegani a cambiare vita, senza riuscirci.

L’articolo di Tanith Carey, la giornalista del Telegraph che mi ha fatto scoprire questo caso, aggiunge alle ragioni di quella che viene descritta a tutti gli effetti come una vera e propria sindrome depressiva la discriminazione di cui soffrono i vegani dalle persone che li circondano, dai familiari ai colleghi, e lo fa anche parlando delle battute e delle barzellette che riguardano i vegani. Il senso del suo discorso è: potrebbe esistere una pagina facebook chiamata ‘Ebreo stammi lontano’ oppure ‘Gay stammi lontano’ come invece esiste ‘Vegano stammi lontano’? In effetti direi di no, ma un paradosso del genere non tiene conto della storia di discriminazione e di violenza che, mi sento di poter affermare con certezza, NON accomuna quella dei vegani alle altre categorie citate.

La scienza, a questi sintomi, dà risposte abbastanza limitate. In effetti la carenza di vitamina B12 o di Omega-3, conseguenza della mancata assunzione di carne e pesce, ha importanti ricadute sul buon umore, ma è anche vero che chi segue una dieta vegana lo sa e sopperisce con gli integratori. Un team di scienziati italiani, sottolinea la Carey, ha condotto una ricerca che evidenzia come nei vegani l’area del cervello che corrisponde all’empatia sia molto più attiva rispetto ai carnivori, e questo potrebbe essere la prima conferma scientifica, dal momento che a un maggior sviluppo della propria empatia non corrisponde ancora, purtroppo, la diminuzione della crudeltà nei confronti degli animali che anche un non vegano come me può tuttavia constatare.

In ogni caso, secondo la psicologa, l’83% dei vegani accusa o ha accusato i sintomi della vystopia. Ed è una percentuale enorme, se consideriamo che racchiude una specifica categoria di persone quasi nella sua interezza. Ed io non so se riuscirò più a usare l’aggettivo ‘mangiacarote’ a cuor leggero.