Viaggio in Giordania: dove e cosa mangiare

Nonostante la mia cintura abbia, per qualche motivo, voluto graziarmi permettendomi finalmente di inserire il gancio della fibbia nel primo foro disponibile, il recente viaggio in Giordania  è stato segnato da mangiate clamorose, scoperte interessanti e buoni ristoranti. Per questo, come appendice del post della mia dolce (!) metà sull’organizzazione e le mete da visitare (che trovate qui) propongo un resoconto quanto più esauriente delle colazioni, pranzi e cene da non perdere. Del resto, questo è da sempre il mio sogno: diventare un ibrido tra il maestro Edoardo Raspelli e Patrizio Roversi di ‘Turisti per caso’, anche solo fisicamente.

Amman

Siamo partiti da Amman, la capitale della Giordania, con un economico ma fantastico pranzo da Hashem, che più che un ristorante è un vicoletto in centro, dove servono dei famosissimi falafel (da non perdere quelli grandi, ripieni di cipolla stufata) e, di contorno, classici levantini come hummus, moutabal (crema di melanzane e yogurt) e ful medames (una crema di fave con molti aromi). Si mangia all’aperto, all’ombra e accompagnati da una gradevole corrente, per poco più di 3 euro a testa, e per questo rischia di essere affollatissimo in alta stagione.

Sarei stato a posto così se non avessi scoperto che dietro l’angolo ha sede Habibah, iconica pasticceria che serve il più famoso Knefeh della città. Lo knefeh, che qui chiamano Kanafeh o Kunafa, è un dolce a base di formaggio ‘tipo’ mozzarella (Akawi) tra due strati di impasto di farina o, in base alle tipologie, di pasta fillo, poi irrorato di sciroppo di zucchero e infornato. Leggero, leggerissimo, come il famoso cinghiale della pubblicità. Ma vietato perderselo.

La sera abbiamo prenotato da Sufra, un gioiellino affacciato sulla centralissima Rainbow street, con un arredamento semi-coloniale e un giardino fresco e riparato, ottimo per fumare shisha al limone e bere tè alla menta (non servono alcol) in attesa di essere sommersi da fiumi di portate cotte nel forno a legna all’interno di recipienti d’argilla, che qui finiscono raggruppate col nome di Fukharat. Ottimo quello d’agnello e verdure, fantastico quello di carne e melanzane, peculiare il Kofta bi Tahini, uno dei piatti nazionali a base d’agnello, patate e salsa di sesamo. Se volete strafare aggiungeteci un Fatteh, una specie di crumble salato con yogurt, pane abbrustolito e verdure di vostra scelta, e per finire l’Aish el Saraya, ‘tiramisù’ di frutta secca, creme fraiche e sciroppo, per abbandonare definitivamente ogni speranza di salvezza dal girone dei golosi.

La gita a Jerash, la ‘Pompei’ del medioriente, nel giorno successivo è stata un’ottima scusa per fermarsi a Tal Alrumman, che nella mia innocenza pensavo un carino ristorante con vista sulle valle del Giordano e invece era un villaggio turistico a tutti gli effetti con piscine, parco giochi e palco centrale con musica dei Ricchi e Poveri sparata a tutto volume. Il ristorante comunque c’era, e oltre alla vista mozzafiato e all’infuso di ibisco servito come drink di benvenuto devo segnalare un soffice pane casalingo appena sfornato e un’importante grigliata mista. Avevo visto le braci, avevo pensato che ne valesse la pena, e infatti lo shish kebab d’agnello è stato uno dei più teneri e saporiti della vacanza. Poi però arrivate a Jerash, sotto il sole, con tre ore di visita davanti a voi e vi maledite in arabo.

La sera, di nuovo ad Amman, siamo passati a salutare don Mario, che all’interno di una parrocchia ha creato Mar Yousef’s pizza, un ristorante italiano che, oltre a sfornare pizza in teglia a rotazione, dà lavoro in un bel cortile con maxischermo a tantissimo profughi iracheni, che ora non solo vedono un futuro ma pure padroneggiano la sfoglia dei ravioli come vere massaie emiliane. Andateci, se avete nostalgia di pummarola.

Noi avevamo già una prenotazione nell’affollatissimo ristorante Levant, elegante e richiestissimo, e abbiamo ritenuto opportuno onorarla. Ci hanno ricambiato con dell’ottimo cibo armeno, tra i quali piatti ho molto apprezzato un bulgur (grano spezzato) al pomodoro con carne lessata e soprattutto i Manti armeni, dei piccolissimi tortellini di carne aperti e cotti al forno, sommersi poi da una fresca salsa di pomodoro e yogurt all’aglio, un piatto per cui ho desiderato che fosse possibile aprire una succursale del mio stomaco, magari in uno zainetto da portare a parte.

Clicca qui per la seconda parte!